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![]() BiografiaGli inizi...Ho cominciato davvero giovane ad interessarmi alla musica, erano gli anni '60, ed ovviamente la prima passione musicale è stata quella per i Beatles. Conservo ancora, e per me ha lo stesso valore della mitica "Numero uno" di Paperon de' Paperoni, il primo 45 giri che ricevetti il giorno che compii 8 anni (era il 1964). Si trattava di "Twist and Shout," con "Misery" come lato B. Rimane per me motivo di orgoglio poter dire di essere stato fra i fortunati (pochi, se si pensa alla folla che segue i concerti rock di oggi) ad averli visti, il pomeriggio del 24 giugno 1965 al Velodromo Vigorelli , con mia sorella maggiore e mio papà ad accompagnarci. Anni dopo, il 1° ottobre 1970, vidi anche i Rolling Stones, con Mick Taylor alla chitarra, e negli anni a seguire non mi persi nessuno dei grandi concerti rock che capitavano a Milano e dintorni: i Led Zeppelin (quei pochissimi brani che suonarono prima che incidenti con la polizia facessero finire prematuramente il concerto), i Chicago (scontri anche qua, ma il concerto riuscì a terminare), i Santana (che suonarono anche loro pochissimi brani, con gli strumenti prestati loro dal gruppo supporter, perché i loro erano bloccati alla dogana), e poi i Jethro Tull dei tempi di Aqualung, Emerson Lake and Palmer, i Colosseum gli Yes di "Fragile", Frank Zappa e tanti altri. La batteria...Credo che la scelta di suonare la batteria sia maturata fin dagli anni in cui andavo in vacanza a Chiavari. Vicino ai nostri bagni c'era una balera nella quale suonava un gruppo che faceva cover dei brani rock e pop dell'epoca (stiamo sempre parlando degli anni '60). Io, a differenza delle mie sorelle maggiori, non avevo il permesso di andare la sera perché ero troppo piccolo, ma dal letto della camera della mia pensione drizzavo le orecchie per percepire la musica, che giungeva flebilmente fino a me ed imparavo così tutti i pezzi e nei pomeriggi mi "sfogavo" ad andare ad ascoltare il gruppo che provava. Vedendo questo bimbetto appassionato, evidentemente i ragazzi del complesso (si chiamavano "Les Copains" ed erano, se non mi sbaglio, di Voghera, me lo ricordo ancora perché, essendo i primi musicisti "veri" che conoscevo, erano per me dei miti) mi presero in simpatia e mi diedero il permesso di entrare nella balera anche quando loro non c'erano e suonare l'unico strumento che veniva lasciato lì, una bellissima batteria "Hollywood" col timpano a pedale (la batteria italiana che usavano quasi tutti , nel nostro paese.). Appena arrivato a casa cominciai ovviamente a "stressare" i miei genitori perché mi acquistassero una batteria, ma dovetti aspettare del tempo, così cominciai a costruirmi un tamburo con un fustino Dixan che ricoprii di un panno a strisce grigie e nere,ed il cui suono mi sembrava fantastico, chissà che fine ha fatto… La prima batteria "vera" arrivò alla fine degli anni '60 "a pezzi", prima il piatto ed il rullante, poi il timpano, poi, finalmente, la cassa, e poi tutto il resto. Si trattava di una "Jolly" della Meazzi, una sottomarca della "Hollywood". All'inizio suonavo dietro i dischi, mi piaceva particolarmente suonare dietro due brani dei Rolling Stones: "Let's spend the night together" e "Ruby Tuesday", mentre mi arrabbiavo perché non riuscivo a seguire l'"hit" del momento dei Beatles "Ticket to ride"; mi ci vollero anni per capire come l'accompagnasse Ringo, nel suo classico modo, semplice e fuori dai canoni. Il jazz ed i primi gruppiE con la batteria cominciarono, alle medie, i primi gruppi. All'inizio cercavamo di rifare i brani dei gruppi rock che preferivamo, poi l'interesse ha cominciato a rivolgersi verso il rock jazz (erano gli anni dei primi gruppi elettrici di Miles Davis, dei primi Weather Report, dei "Return to forever" di Chick Corea…), poi più decisamente verso il jazz. In verità avevo sempre ascoltato jazz in casa: mio padre era un appassionato ed aveva dei dischi di jazz tradizionale e di Chet Baker, ne ricordo in particolare uno con alcuni successi di Louis Armstrong, uno dei trii e quartetti di Benny Goodman, col grande Gene Krupa alla batteria ed un disco fatto a Milano da Chet Baker con alcuni dei maggiori musicisti jazz italiani: Gianni Basso, Glauco Masetti , Renato Sellani e Franco Cerri, eccezionalmente al contrabbasso. Negli stessi anni in cui andavo a sentire i grandi concerti rock cominciai ad andare anche a qualche concerto jazz. Il primo fu quello al teatro lirico di Miles Davis con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Holland e Jack De Johnette (niente male come inizio…) cui seguì, nella stessa serata, il gruppo di uno scatenato, e contestatissimo da parte del pubblico, Cecil Taylor. Ma la maggior parte dei concerti jazz nei primi anni '70 li vidi in un locale che stava sopra il bar Motta in P.zza Duomo a Milano (dove ora c'è l'"Autogrill"): il "Jazz Power". Lì vidi il trio di Keith Jarrett con Charlie Haden e Paul Motian (particolare curioso: come facevo sempre registrai il concerto su un registratore portatile, alla fine andai da Jarrett e Motian -il Jazz Power era un locale che conteneva circa 70-80 persone- e con l'audiocassetta in mano gli chiesi se potevano autografarmela, cosa che fecero molto gentilmente; oggi probabilmente mi avrebbero mangiato vivo…), Jean Luc Ponty con Aldo Romano alla batteria e soprattutto cercavo di andare nei pomeriggi di sabato e domenica (ero ancora molto giovane e non potevo uscire troppo la sera) quando suonavano alcuni dei migliori musicisti di Milano. Ricordo Gil Cuppini, Sergio Fanni, Carlo Milano, Giorgio Buratti, Sante Palumbo, Lino Liguori (che era allora il mio maestro), Gianni Cazzola e molti altri. Non avrei mai pensato, allora, che mi sarei trovato a suonare con alcuni di loro! A quel punto, era più o meno la metà degli anni '70, volevo suonare solo jazz, ma non era facile trovare ragazzi della mia età che avessero gli stessi interessi. Chiuso il Jazz Power, Giorgio Vanni aprì il Capolinea, ma non mi sentivo pronto per affrontare le Jam session che spesso si tenevano a tarda serata, e per qualche anno smisi di suonare. La situazione si sbloccò nel 1977, quando Giorgio Gaslini portò il corso che teneva al conservatorio di Roma in quello di Milano. Ovviamente mi iscrissi e da lì partì la mia avventura. Con Gaslini suonai al concerto finale dei corsi, poi a settembre '78 per quindici giorni di fila al festival dell'Unità al Parco Sempione di Milano, e conobbi tanti altri giovani con la mia stessa passione. Dal 1978 al 1981 ebbi occasione di suonare con Massimo Urbani, Tiziana Ghiglioni, Fulvio Sisti, Antonio Faraò, Paolo Fresu, Piero Bassini e tanti altri, allora giovanissimi ma che avrebbero poi lasciato un impronta nel jazz italiano. Ma il gruppo che allora è stato il più importante fu il quintetto Bozza-Bolli, con il quale suonavo tutti i sabati al Capolinea: si trattava di Michele Bozza al sax, Claudio Bolli alla tromba, Paolo Brioschi al piano e Riccardo Fioravanti al basso. Quando tornai dall'America, andai a sentirli con il nuovo batterista, che rispondeva al nome di Christian Mayer, e ho capito che il mio posto me lo potevo scordare… Un'altra esperienza che fu per me molto importante fu quella dei seminari di Siena Jazz che frequentai nelle estati del 1980 e '81, e nell'inverno '80-'81. Mi ricordo di un ambiente entusiasta ed entusiasmante, per la batteria c'era Bruno Biriaco, dal quale imparai molto, così come imparai molto dagli altri insegnanti (Pierannunzi, D'Andrea, Bruno Tommaso, Fasoli…) con i quali feci corsi di musica d'assieme. Ed ugualmente importante fu conoscere altri giovani musicisti provenire da ogni parte d'Italia, ed anche in questo caso si trattava di musicisti che poi avrebbero detto una parola importante nel jazz italiano (ed in alcuni casi internazionale). Nomi come Paolo Fresu, Fabio Morgera, Roberto Bonati, Alfredo Ponissi, Billy Sechi e tanti altri ancora, fra i quali vorrei ricordare in particolare Giulio Visibelli e Marcello Pellitteri, con i quali condivisi anche il successivo capitolo della mia vita. L'AmericaVerso la fine degli anni '70 cominciava a girare il nome di questa scuola di Boston, dalla quale erano usciti alcuni dei migliori musicisti del mondo. Parlo ovviamente del "Berklee College of Music", che oggi è famosissima, anche da noi, ma allora era un po' una cosa da carbonari. I primi che partirono, almeno fra quelli che conoscevo, furono Paolo Pellegatti e Lucio Terzano, e tornarono raccontando cose allora per noi inimmaginabili, di una struttura in grado di accogliere centinaia e centinaia di musicisti provenienti da ogni parte del mondo con decine di aule per studiare e suonare, studi di registrazione, un teatro, diverse "recital halls" ed altro ancora. Dunque presi il coraggio a quattro mani e partii, era il settembre 1981.
Eccomi alla Berklee (2° da destra) con
altri studenti durante un incontro con Gary Burton (2° da sin.) L'impatto con la vita americana, devo dire fu abbastanza duro, ma la scuola era davvero
quello che mi aspettavo, ed anche qualcosa di più. Deciso a sfruttare al massimo tutte le occasioni che il fatto di essere negli U.S.A. mi dava, studiai con entrambi: col primo dal 1981 al 1983, col secondo dall'82 all'84. Ancora oggi ringrazio la sorte che mi ha dato la possibilità di studiare con due dei più grandi insegnanti che il nostro strumento abbia espresso, i loro insegnamenti mi sono stati di grandissima utilità sia dal punto di vista tecnico e musicale, sia in quella che poi sarebbe diventata la mia attività principale, quella dell'insegnamento. Durante la mia permanenza ebbi modo di suonare, sia all'interno della scuola che nei locali dell'area di Boston, con gruppi dei più svariati generi: dal trio alla big band, dal pop alla musica salsa a gruppi "top40", trovandomi a fianco di molti dei migliori giovani musicisti che in quel periodo gravitavano nella zona. Fra quelli con cui suonavo più spesso c'erano anche alcuni italiani, ad esempio il sassofonista Giulio Visibelli, i pianisti Ferdinando Arnò e Ferdinando Argenti, ed il bassista Paolo Franchini. Inoltre diressi un mio quartetto con Dave Mann ai sassofoni (che poi ha suonato, fra gli altri con James Taylor, Paul Simon, Gil Evans, , Madonna, Sting, Pat Metheny, Elvis Costello…), Terje Gewelt (Ecm e Resonant music recording artist) al contrabbasso e Vadim Zilbershtein (Chaka Khan alla chitarra). Con loro feci anche il mio concerto finale alla Berklee. Ma non mi vergogno nell'ammettere che la maggior parte dei soldi che guadagnavo suonando mi venivano dal mio ingaggio con il gruppo "Volare" con il quale, tutti i week-end, suonavo musica italiana a matrimoni, battesimi ed altri eventi della comunità italo-americana di Boston! Ritorno in ItaliaDopo essermi laureato "Cum Laude", nel giugno 1984 (la Berklee è una vera e propria università) tornai in Italia riprendendo l'attività di free lance sia nel campo commerciale che in quello jazzistico suonando tra gli altri con Sante Palumbo, Sergio Fanni, Johnny Sax, col gruppo fusion "Il Gioco"(con Massimo Colombo, Giulio Visibelli, etc.), col gruppo rock "The Box" (con, fra gli altri, Mario Arcari ai fiati), con quello del chitarrista svizzero Fredy Schneider (con il quale partecipa al festival di Willisau),col gruppo "Games" comprendente Michele Bozza al sax tenore, Antonio Faraò o Bruno Cesselli al pianoforte e Lucio Terzano al contrabbasso e col quale partecipa, nel 1988, alla rassegna milanese "Jazz in Metro". Nei primi anni dopo il ritorno dagli U.S.A. accompagnai anche cantanti ed entertainers come Paolo Rossi, Dino Sarti e Roberto Brivio. Nel 1989 formo un gruppo la "Marco Volpe band" con Danilo Rea al pianoforte e tastiere, Michael Rosen al sax tenore e Stefano Travaglini al contrabbasso.
Marco Volpe Band
Con loro incido anche un album (purtroppo mai uscito come Cd) :"Exacting Work" per l'etichetta Splasc(h)
che viene accolto molto
favorevolmente dalla critica: L'insegnamentoMa è negli anni '90 che avviene l'ultima svolta: la situazione musicale sembra stagnare, molti dei locali e dei festival chiudono i battenti e, parallelamente, ho la grande gioia della nascita dei miei figli Arianna e Filippo, ai quali voglio stare vicino
Decido così di dedicarmi principalmente all'insegnamento, attività che avevo sempre amato, ma che avevo considerato fino a quel momento (e come molti altri miei colleghi) come un "part time" cui dedicarsi nei momenti di scarso lavoro. Mi dedico così ad elaborare un sistema di insegnamento basato sull'analisi di ogni singolo allievo, sui suoi bisogni, i suoi tempi, e le sue aspirazioni che, direi, ha dato i suoi frutti! (link con Allievi) . Nel corso degli anni ho insegnato in varie strutture, come la scuola Arci di Cremona, il Centro Jazz di Torino, i corsi serali del Conservatorio di Milano, l'Accademia di Musica Moderna di Milano, l'Accademia di Musica di Bellinzona ed altri, ma negli ultimi anni mi sono concentrato principalmente a sviluppare i miei due studi di Milano e Cinisello Balsamo, mantenendo però un impegno settimanale presso il "Percstudio" di Giorgio Gandino, a Torino, con il quale collaboro dal 1986 . Due attività collaterali all'insegnamento privato, che mi danno grandissima soddisfazione sono quella che svolgo per la rivista Percussioni , che è iniziata con dei ritratti dei più grandi batteristi jazz della storia ed è poi sfociata in un colloquio mensile con i lettori, attraverso la rubrica "L'angolo della…Volpe") e quella di assistente ai corsi che la "Berklee" svolge durante il festival di Umbria jazz, attività che svolgo fin dalla partenza di questi corsi, nel 1986, e che mi dà modo di essere sempre aggiornato sulle novità didattiche d'oltreoceano.
in concerto a Umbria Jazz con tre valenti
musicisti, insegnanti della Berklee: Bruce Gertz al basso, Bruce Bartlett alla chitarra e Greg Hopkins (di spalle) alla tromba Ma nonostante l'attività didattica sia stata, negli ultimi anni, preponderante, non ho mai smesso di suonare attivamente partecipando, tra gli altri a Umbria Jazz edizioni '97,'98,'99,'00,'01, 02 al Percfest nel 2000 e 2001, alla notte della batteria nel 2001,al festival "Jazz and Wine di Montalcino, a "Jazzitalia" 1999 al teatro Romano di Verona, al festival di Rapperswill, etc. Oltre a svolgere attività di free-lance, suono stabilmente nel gruppo "Mare Mosso" con Fabrizio Bosso alla tromba, Luca Mannutza al pianoforte e Nicola Muresu al contrabbasso, con il quale abbiamo in programma un disco e che reputo, senza togliere nulla agli altri, il miglior complesso stabile con il quale abbia collaborato a tutt'oggi. |